mercoledì 18 aprile 2018

Parole


Cercale nell'intensità
della tua mente,
nei meandri della tua tristezza.

Cercale
con la stessa impazienza
che c'è nel guardare
la pioggia sul parabrezza,
che incurante delle targhe alterne
fa a pugni con le polveri sottili.

Tra sogni di giorni di quiete,
una manciata di fotogrammi
e un'eco lontana

Io,
seduta sul
davanzale del mondo
non credo più
sia poi così rotondo 
e scrivo

Scrivo su pagine bianche
con l'inchiostro di un attimo
cercando i sospiri
di chi come me
respira emozioni.

I pensieri precipitano
leggeri
in futuri paradossi
di parole vane.

La poesia è solitudine
tra i pensieri degli altri.

lunedì 12 marzo 2018

Distopia di una coscienza


Camminare
sulla riva del mare,
perdere il fiato
e continuare a non sapere
qualcosa di importante.

Frantumo la pietra
dei miei silenzi
e mi nascondo
sotto gli artigli di un dove
senza senso.

Il nulla sconfina oltre le aspettative
e libera dalla costrizione dell'essere me.

Ma le parole se ne stanno zitte
sulla soglia ad accompagnare
le ragioni al precipizio.

Mi scivolano addosso i singhiozzi del cielo
nel tempo dell'andare randagio

Silenziosi vortici
volteggiano nell'aria:
sono i sospiri della notte
che parlano di me

è la contingenza infinita del destino 
che accarezza piano le mie illusioni
allungandomi l'anima altrove.

mercoledì 7 marzo 2018

Voglio te, del vino e le conseguenze

Il sole non tramonta,
la paura non giunge,
il tempo non scorre
e affonda lento
nel pantano del sublime.

Nell'inesauribile esigenza 
di restare a galla 
si alternano
sconfitta ed ebbrezza.

Nel silenzio limpido della neve,
a disegnare spirali
di lettere sciupate,
e parole superflue
a descrivere il miracolo
delle nostre bocche chiuse,
lasciate aride a contemplarsi tacere.

Con le nostre dita strette
in cappi d'affetto
e i corpi annodati distesi sul letto.

Inebrianti pensieri rischiarano l’anima
e covano questo
senso caldo di realtà

Nella semplicità di un gesto
prego che l’incantesimo non sfumi.







venerdì 23 febbraio 2018

"L’Italia è ferma tra un passato che non torna e un futuro che non arriva"


Ieri sono andata a vedere “Quello che non ho” al Teatro degli Arcimboldi, che tra parentesi, è un bellissimo teatro.
“Quello che non ho” è uno spettacolo di teatro canzone con Neri Marcoré che racconta con le poesie musicali di De Andrè  e le visioni profetiche di Pier Paolo Pasolini il mondo di oggi in costante equilibrio tra l’ansia del presente e la speranza nel futuro .
Un binomio potente di parole e note che disegna un paese e un pianeta pieni di pregiudizi, votati ad un consumismo becero e distruttivo, dove lo sviluppo non porta evoluzione e il potere subdolo sembra aver addormentato la coscienza critica di tutti. 
Ad accompagnare lo spettacolo e a donargli un grande valore aggiunto, un abile trio di musicisti: la cantante Giua e le chitarre di Pietro Guarracino e Vieri Sturlini. 
Marcorè è un mattatore, spazia dalla recitazione al canto suonando anche la chitarra. Anche se, secondo me, responsabile della buona riuscita dello spettacolo sono la scelta intelligente, del regista Giorgio Gallione, dei testi di De André, quasi tutti tratti dall’album “Le nuvole” e l’ottima performance dei musicisti.
Altrimenti Marcoré è stato un po’ troppo statico con una recitazione molto impostata, e a volte quasi didascalico nell'elencare le notizie, ma è stato spettacolare come imitatore, a tratti sembrava davvero che sul palco ci fosse Fabrizio De André.
Intrecciando realtà e paradosso, satira e suggestione poetica, con un ritmo sincopato, si pone la luce su alcuni dei maggiori orrori mondiali e su alcune tragiche facezie nostrane.
Le gigantesche isole di plastica che riempiono gli oceani.
I bambini nel mondo sfruttati per lavorare in miniera o come bambini soldato.
Le guerre civili causate dal coltan, minerale indispensabile per l’industria elettronica.
L ‘inquinamento della costa di Siracusa dopo il disastro ambientale di Priolo. I bambini deformi. Marina di Melilli il paese che non c’è più.
I bambini rom morti bruciati vivi per la povertà.
Fino alle surreali interrogazioni parlamentari che lamentano la scomparsa di Clarabella dai gadget dell’acqua minerale.

Tutto questo si contrappone costantemente alle riflessioni ciniche di Pasolini, profeta della realtà italiana di oggi, specchio del mondo e del consumismo estremo dominante: un ossimoro tra forza e sensibilità, che è il leitmotiv di tutto lo spettacolo.
Il percorso si chiude con un briciolo di speranza: il ritorno delle lucciole, di cui Pasolini, aveva denunciato la scomparsa nella dissoluzione morale, politica e sociale dei suoi giorni. 




Parole

Cercale nell'intensità della tua mente, nei meandri della tua tristezza. Cercale con la stessa impazienza che c'è ne...