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Bianco di sera

Milano, esterno, sera, 10 gradi e tanto smog. C’è la nebbia, la tristezza mesta dell’autunno. Io con l’anima flessa abbandono lo sguardo all'orizzonte. Bianco e opaco. Cammino incerta, senza una meta, ma con un perché. Sempre lo stesso. Sempre vero. Un passo alla volta con tocco lieve, di attese silenziose, bramo la dolcezza dei momenti, la quiete degli abbracci, il calore delle pareti a strisce bianche e gialle come le vecchie cabine degli stabilimenti balneari. Disegno assonometrie sulle architetture della mia vita. Mi distraggo con una signora che porta a spasso il cane con il cappottino e la certezza di fare le cose giuste. Gli affetti e le priorità. Appoggio il piede storto. Come i bambini in equilibrio sul cornicione dei marciapiedi, bassi ma altissimi. Proiettati verso il cielo, in bilico sulla terra. Mi sento su un tappeto volante che non fluttua ma arranca e sbuffa. Come sull’incerto filo dei funamboli, sospesa. Si pensa troppo spesso a come migliorare la propria vita…

CRESCERE

Cerco la mia ombra
su un foglio bianco
una matita di legno sincero
quattro righe disordinate
una virgola, un pensiero.

Fuori è tutto nero,
la cornice lignea
sul muro giallo,
pende
in bilico
tra il cedere alla noia
e il cadere per la rabbia.

Sono sempre qui
tra due parentesi infinite
E' come una solitudine profonda
questa lenta percezione
di un tempo nascosto.

Ritrovo
tra i vicoli bui
brandelli di un sentimento
che non si definisce,
e si trascina doloroso
come un ubriaco abituale.

C'è bisogno di spazio
per il cielo azzurro
e di spazio per potersi sdraiare
e guardarlo.

Mi perdo
in un oceano di pensieri
fatti in punta di piedi
solleticando le stelle

Cerco un orizzonte
da inseguire
e uno dove fermarmi
a prender fiato

Respiro a pieni polmoni
l’odore della pioggia
e del tempo,
che non si può comprare
E,
al ritmo cadenzato
delle morbide lancette
Dipingo
la mia tela nera
con sprazzi di luce
e di futuro.

Profumo divino

Vestito di tiepidi giorni,rifletti di luce dorataTi spogli di timide fogliecreando tappeti di sole.Come in un dipinto, mi perdonei filari ordinati sulla collina.Tra irregolari vitigni Splende il vermiglio della rigogliosa uvain acini come capezzoli a rilasciareprofumo e nettare.I nidi delle rondini sono vuoti e solisotto il tetto della casaaccarezzata dai raggi del sole settembrino Pronti i tinisgorgano mosti tra risa e canti,separati i raspi, pulite le bucceBacco, felice prepara le danze.Il vento di tramontanaSibila tra gli anfrattiil valzer dei moscerinie affonda il sole all’orizzonte.Presto zampillerà vino dalle botti,meraviglioso regalo dellanatura che non muore.


“Ahhhhhh com’è umano lei..”

Oggi Paolo Villaggio è passato dall'altro lato della nuvola. Fantozzi, quando ero bambina, non mi faceva ridere.  Era maldestro e incapace. La sua sudditanza psicologica mi dava fastidio, mi faceva quasi rabbia. Poi sono cresciuta e il ragionier Ugo mi è parso sempre più “Il prototipo del tapino, ovvero la quintessenza della nullità», come lo definì lo stesso Villaggio. E alla rabbia come reazione ai suoi film si sostituisce un riso amaro, la risata che hai quando ti accorgi che gli occhiali che cerchi da mezzora li hai in testa.
Oggi credo profondamente che Paolo Villaggio fosse un genio.
Il ragionier Ugo Fantozzi è il nostro eroe della mediocrità Ha impersonato l’italiano medio con le sue disgrazie e i suoi vizi, vittima delle miserie della piccola borghesia italiana. L’inferiorità connaturata, la vigliaccheria, la sfiga, il servilismo, la goffaggine e l’ignoranza.. Ma anche la simpatia. Sì, la simpatia e l’affetto, che tutti hanno provato per il ragionier Ugo. E’stato una de…