venerdì 9 febbraio 2018

La mia sete

Ho sete
La mia gola brucia
di occasioni mancate e di tempo sprecato
Lo stillicidio riempie
malamente
il mio bicchiere,
forse,
troppo grande.
Il bisogno di bere mi toglie il respiro.
All'improvviso
Tu
Come un vino pregiato,
Una birra speciale,
Una brocca di ambrosia
Con il coraggio dell'incoscienza
Mi tuffo
Mi nutro di te
Non serve più travasare
il mio bicchiere mezzo vuoto
in uno più piccolo
Tu
Strabordi fuori
Io,
nuda in questo fiume di ricordi
Illecite emozioni,
succubi di incantevoli intenzioni
parlano senza forma
per la sostanza che mi circonda.
Tra lacrime e lenzuola
trascini il mio cuore
all'inizio del mare
Sbatteró la porta
per l'assurda assenza
della tua presenza
E rovesceró
le nuvole
Per placare la mia sete
di vita
con te.

mercoledì 31 gennaio 2018

"Aspettando Godot è una commedia in cui non accade nulla, per due volte"

Ieri, per la serie " sei a Milano, approfittane", sono andata a teatro, all'Elfo Puccini, a vedere "Aspettando Godot" con la regia di Alessandro Averone, la produzione di associazione cArt e con Mauro Santopietro, Antonio Tintis, Francesco Tintis, Gabriele Sabatini e Marco Quaglia.

"Aspettando Godot" è una delle commedie più famose del mondo, e io non sono una critica teatrale. Quindi non ho nessuna intenzione di fare una recensione.
Ma considerando il titolo del blog mi sembrava doveroso scrivere una mia opinione.

"Nel primo atto due uomini vestiti come vagabondi, Estragone e Vladimiro, si trovano sotto un albero in una strada di campagna. Sono lì perché un certo Godot ha dato loro appuntamento. Il luogo e l’orario dell’appuntamento sono vaghi. I due non sanno neanche esattamente chi sia questo Godot, ma credono che quando arriverà li porterà a casa sua, gli darà qualcosa di caldo da mangiare e li farà dormire all'asciutto. Mentre attendono passa sulla stessa strada una strana coppia di personaggi: Pozzo, un proprietario terriero, e il suo servitore, Lucky, tenuto al guinzaglio dal primo. Pozzo si ferma a parlare con Vladimiro ed Estragone. I due sono ora incuriositi dall'istrionismo del padrone, ora spaventati dalla miseria della condizione del servo. Lucky si rivela tuttavia una sorpresa quando inizia un delirante monologo erudito che culmina in una rovinosa zuffa tra i personaggi. Pozzo e Lucky riprendono il loro cammino. Intanto è calata la sera. Godot non si è fatto vivo. Arriva però un ragazzo, un giovane messaggero di Godot, il quale dice a Vladimiro e a Estragone che il signor Godot si scusa, ma che questa sera non può proprio venire. Arriverà però sicuramente domani. I due prendono in considerazione l’idea di suicidarsi, ma rinunciano. Poi pensano di andarsene, ma restano. Il primo atto finisce qui. Nel secondo atto accadono esattamente le stesse cose. Vladimiro ed Estragone attendono sotto l’albero l’arrivo di Godot. Di nuovo vedono passare Pozzo e Lucky (Pozzo nel frattempo è diventato cieco, sull'albero sono spuntate due o tre foglie). Di nuovo si intrattengono con il padrone e il servo. Di nuovo Pozzo e Lucky se ne vanno. Di nuovo arriva il messaggero a dire che Godot stasera non può venire ma verrà sicuramente domani. Di nuovo prendono in considerazione l’idea di mollare tutto. Di nuovo rinunciano. Fine."

Secondo me è un'opera geniale anche solo perché il protagonista, Godot è assente.
La vera forza è l’humour.
Vladimiro ed Estragone, Gogo e Didi, come si chiamano tra di loro, sono grotteschi, disperati. Rappresentano la stasi e le paure di rimanere bloccati in un anello senza fine.
I loro gesti sono ripetitivi, insensati, eppure parlare fra di loro è l’unica cosa che li fa sentire vivi, anche se in realtà non hanno davvero nulla da dirsi più, ormai. 
Nulla da fare, nulla da sperare eppure non smettono di ricordarsi che sono amici, tanto da abbracciarsi, a volte, quasi come due disperati che si ritrovano dopo tanti anni.

Quel che è certo è che sulla scena viene raccontata una condizione che ognuno di noi conosce e che rappresenta un’immagine schiacciante della vita, l'attesa dell'ignoto, il tempo che inesorabilmente scorre, il nostro linguaggio, il nostro quotidiano brancolare.

Ed anche lo spettatore più prudente non riesce a non sorridere, ma è un riso amaro perché aleggia il silenzio della notte che incombe, che non è fine e non è inizio e sotto il cui segno si svolge, in realtà, “Aspettando Godot”.
La grandiosità di Godot sta proprio nella sua astrattezza, nell’Attesa con la A maiuscola, la sintesi di tutte le attese possibili.
 La sensazione che si ha è quella di trovarsi di fronte ad un mondo fatto di informe desolazione.

Alessandro Averone ha avuto l’incredibile capacità di rendere un testo surreale e crudo quasi divinamente comico, attraverso la poesia che pervade l’opera intera. 
Senza discostarsi dall'originale è riuscito a rendere l'opera ancora di più attuale anche grazie alla bravura degli attori, con un recitato fluido e coinvolgente. 
Anche la scenografia è essenziale e tendente al concettuale, l'albero sembra più un oggetto di design che un oggetto di scena.

Alla fine non si sa chi sia Godot, Dio (citato spesso), il destino, la morte, la fortuna, quel che è certo che ognuno di noi ne ha uno da aspettare: io ho scelto di andare via, per la mia strada.


Comunque "Aspettando Godot" al Puccini è in scena fino al 4 febbraio. Se ne avete la possibilità andate a vederlo, io ve lo consiglio!


venerdì 26 gennaio 2018

Rosa gialla

Cupi pensieri
offuscano la mia mente,
rubano ragione alla logica,
pazienza all’attesa
infuriando in un oblio di tormenti.

L'anima immobile,
frantumata
batte come un'ombra di polvere
sulla porta della fiducia.

La vita scorre
alternata
tra diritti e dov'eri.

Come lacci di vecchie scarpe,
anche slacciati,
conserviamo le forme
e le curvature del nodo.


Quando la sera
sveste le apparenze, sento
l’ingombro di me stessa
come zavorra da buttare.

La gelosia è istinto.
E sa di pelle.

Aiutami a cercare
note avvolgenti di felicità
come un bambino
con le braccia aperte
a mo’ di aereoplano
che gira
e canta una canzone che non esiste.

giovedì 18 gennaio 2018

Il silenzio

In un luogo dall'ombra profonda
Gocce di pensieri
come fiumi scorrono,
scivolano
lungo bisbigli di nebbia
su tappeti di voci sussurrate.
È il melanconico naufragio delle parole.

La mia sete

Ho sete La mia gola brucia di occasioni mancate e di tempo sprecato Lo stillicidio riempie malamente il mio bicchiere, forse, troppo ...